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domenica, luglio 18

Esperimento #9898

Con il seguente dimostreremo scientificamente il Paradosso del CNPP.





Si osservi l'elemento grafico #1
Trattasi di cantante neomelodico di provenienza partenopea (CNPP)

Il CNPP è un elemento paradossale, in quanto quasi per niente detiene le qualità per essere definito

a) "Cantante":  (part. pres. di cantare ¨ n.m. e f. [pl. -i] chi esercita l’arte del canto) Il CNPP riceve un compenso per emettere suoni sgradevolmente gutturali di fronte a persone geneticamente predisposte ad apprezzarli; sfortunatamente ciò non basta a far rientrare il CNPP nella descrizione dataci dai vocabolari.

Questo è il primo paradosso: il CNPP è definito "cantante" senza esserlo.




b) "Neomelodico"
(

nèo    ['nɛo]
s.m.
 


pref
[greco: nèos = nuovo]
sm
elemento chimico (Ne; numero atomico: 10; peso atomico: 20,18); gas nobile, usato per lampade speciali e in televisione
sm

macchia di varia misura localizzata sulla pelle dovuta a un eccesso di pigmentazione
)


melòdico    [me'lɔdiko]
agg.
 
agg
di melodia che ha carattere di melodia

Il canto Neomelodico non presenta (a meno che per "neo" non s'intenda "macchie di varie misure localizzate sulla pelle dovute a un eccesso di pigmentazione" o l'elemento chimico usato per lampade speciali, cosa che aprirebbe nuove porte all'interpretazione) alcuna novità nel tempo. Trattasi, infatti, di brani presentanti tutti temi ricorrenti (quali, ad esempio, l'accoppiamento); persino la tecnica di canto non riserva sorprese: sempre una banale accozzaglia di cacofonie nasali e sgradevoli doppi sensi dialettali.
In quanto alla melodia, non vi se ne riscontra affatto.





Questo è il secondo paradosso: il genere "neomelodico" incarna un doppio paradosso.














-In conclusione possiamo affermare che è tutta merda che puzza.
SCIENZAAAAAAAAAAAAAAA!

martedì, luglio 13

Filastrocca #666 - Viaggio al centro dell'albero di Natale

M'arrampico tosto tra gli aghi di pino
verso la stella che in cima risplende
le palle riflettono un volto divino
passandoci accanto paura mi prende

dovessi cadere andrei in pasto alla terra
del vaso che il tronco di plastica tiene
la forza di gravità grave mi afferra
negli occhi la meta lontan meno viene

mi sfugge l'appiglio, speranza ormai vana
di un ramo pungente su un albero finto
ricado all'indietro, divento una frana
da prode vincente a patetico vinto

rivedo cadendo la vita trascorsa
di brevi vittorie e di tristi sconfitte
di volti oscurati e fughe di corsa
memorie passate e memorie riscritte

ma niente ha più senso, l'inferno mi accoglie
un'oasi terrosa che m'entra negli occhi
odora di terra, di carta e di foglie
di false promesse, di sguardi sciocchi

in un istante, dunque è finita
mancava poco a raggiungere il cielo
anche stavolta ho perso la vita
riproveremo

il prossimo Natale

lunedì, luglio 12

Filastrocca #321 - Gli organi

Riportami la bocca, il fegato e il duodeno
ti prego fallo adesso che è ripartito

il treno si allontana ma ne verrano ancora
rimetti a posto i pezzi o sarà la mia

ora cerca gli occhi, son rotolati via
se trovi anche una lingua può darsi sia la

mia sorella piange sul bordo dei binari
allora forse è vero che posseggo anch'io dei

cari amici vedo alcuni dei miei denti
metteteli in un sacco e speditemene

venti freddi soffiano da quella galleria
sarà che un nuovo treno corre sulla ferro

via da qui signori, lasciatemi a dormire
che ancora sono a pezzi, con voi non posso

venire fino a casa, le gambe son lontane
mi hanno lasciato a piedi quelle luride put

tane di animali son teche per i pezzi
non sento bene amore le mie orecchie sono
in bocca a lupi, orsi, pesci, cani e forse
canarini mannari.