Attenzione

ATTENZIONE: se non condividerai questo blog sulla pagina facebook di 10 amici qualcosa di molto brutto ti accadrà. J. F. Edwards di Cheltnham, Inghilterra, non ha condiviso il blog e dopo dieci giorni ha perso il lavoro. Silvio B. di Arcore, Italia, ha ignorato questo avviso e dopo tre giorni ha perso la carica di Primo Ministro. J.F. Kennedy di Brookline, Massachusset, ha preso sottogamba questa catena e cinque giorni dopo è morto. È tutto vero.

domenica, luglio 18

Esperimento #9898

Con il seguente dimostreremo scientificamente il Paradosso del CNPP.





Si osservi l'elemento grafico #1
Trattasi di cantante neomelodico di provenienza partenopea (CNPP)

Il CNPP è un elemento paradossale, in quanto quasi per niente detiene le qualità per essere definito

a) "Cantante":  (part. pres. di cantare ¨ n.m. e f. [pl. -i] chi esercita l’arte del canto) Il CNPP riceve un compenso per emettere suoni sgradevolmente gutturali di fronte a persone geneticamente predisposte ad apprezzarli; sfortunatamente ciò non basta a far rientrare il CNPP nella descrizione dataci dai vocabolari.

Questo è il primo paradosso: il CNPP è definito "cantante" senza esserlo.




b) "Neomelodico"
(

nèo    ['nɛo]
s.m.
 


pref
[greco: nèos = nuovo]
sm
elemento chimico (Ne; numero atomico: 10; peso atomico: 20,18); gas nobile, usato per lampade speciali e in televisione
sm

macchia di varia misura localizzata sulla pelle dovuta a un eccesso di pigmentazione
)


melòdico    [me'lɔdiko]
agg.
 
agg
di melodia che ha carattere di melodia

Il canto Neomelodico non presenta (a meno che per "neo" non s'intenda "macchie di varie misure localizzate sulla pelle dovute a un eccesso di pigmentazione" o l'elemento chimico usato per lampade speciali, cosa che aprirebbe nuove porte all'interpretazione) alcuna novità nel tempo. Trattasi, infatti, di brani presentanti tutti temi ricorrenti (quali, ad esempio, l'accoppiamento); persino la tecnica di canto non riserva sorprese: sempre una banale accozzaglia di cacofonie nasali e sgradevoli doppi sensi dialettali.
In quanto alla melodia, non vi se ne riscontra affatto.





Questo è il secondo paradosso: il genere "neomelodico" incarna un doppio paradosso.














-In conclusione possiamo affermare che è tutta merda che puzza.
SCIENZAAAAAAAAAAAAAAA!

martedì, luglio 13

Filastrocca #666 - Viaggio al centro dell'albero di Natale

M'arrampico tosto tra gli aghi di pino
verso la stella che in cima risplende
le palle riflettono un volto divino
passandoci accanto paura mi prende

dovessi cadere andrei in pasto alla terra
del vaso che il tronco di plastica tiene
la forza di gravità grave mi afferra
negli occhi la meta lontan meno viene

mi sfugge l'appiglio, speranza ormai vana
di un ramo pungente su un albero finto
ricado all'indietro, divento una frana
da prode vincente a patetico vinto

rivedo cadendo la vita trascorsa
di brevi vittorie e di tristi sconfitte
di volti oscurati e fughe di corsa
memorie passate e memorie riscritte

ma niente ha più senso, l'inferno mi accoglie
un'oasi terrosa che m'entra negli occhi
odora di terra, di carta e di foglie
di false promesse, di sguardi sciocchi

in un istante, dunque è finita
mancava poco a raggiungere il cielo
anche stavolta ho perso la vita
riproveremo

il prossimo Natale

lunedì, luglio 12

Filastrocca #321 - Gli organi

Riportami la bocca, il fegato e il duodeno
ti prego fallo adesso che è ripartito

il treno si allontana ma ne verrano ancora
rimetti a posto i pezzi o sarà la mia

ora cerca gli occhi, son rotolati via
se trovi anche una lingua può darsi sia la

mia sorella piange sul bordo dei binari
allora forse è vero che posseggo anch'io dei

cari amici vedo alcuni dei miei denti
metteteli in un sacco e speditemene

venti freddi soffiano da quella galleria
sarà che un nuovo treno corre sulla ferro

via da qui signori, lasciatemi a dormire
che ancora sono a pezzi, con voi non posso

venire fino a casa, le gambe son lontane
mi hanno lasciato a piedi quelle luride put

tane di animali son teche per i pezzi
non sento bene amore le mie orecchie sono
in bocca a lupi, orsi, pesci, cani e forse
canarini mannari.

mercoledì, giugno 16

Di lieve entità

Torno a scrivere sul blog perchè ne sento il bisogno dopo aver letto cose come questa.

In breve: Il signor X, 45 anni, è sorpreso da un pubblico ufficiale a palpare una tredicenne nel cortile di una scuola. Secondo il parere personalissimo dell'agente questo è un reato sessuale di lieve entità, poiché il buon signor X, 45 anni, stava soltanto palpando una tredicenne, nient'altro.

Partendo da questo presupposto il signor X, 45 anni, non è perseguibile in flagrante per reato di violenza sessuale ai danni di una tredicenne. 
Come se il cervello di una ragazzina, circuita da un uomo che potrebbe essere suo padre, riconosca il confine tra lieve e grave entità.

Sei turbata perché lo zio ti ha fatto sedere su tutte e tre le sue ginocchia, ragazzina? E perchè mai? In fondo si tratta di lieve entità!

Non mi va di entrare in particolari giuridici ma troppe domande mi ronzano in testa:

Perché?

Perché firmare un decreto del genere? 
A chi serve?
Lo ha richiesto il Vaticano?
Abbiamo davvero un ruolo, come cittadini, in certe decisioni?
Stiamo per finire tutti all'inferno?
Esiste un Dio?
Quando arriverà l'inondazione che ripulirà una volta per tutte queste valli di lacrime?





lunedì, maggio 10

Fede

Ciao, miei cari lettori. A tutti e cinque.

http://www.unita.it/news/italia/98506/fede_attacca_roberto_saviano_e_ancora_vivo_non_rompa

Vi rimando a leggere l'articolo in link. Tranquilli, è corto.
Dopo di ciò vi chiedo: quante probabilità vi sono che E.F. venga dilaniato da una raffica di colpi di Kalashnikov?
Davvero poche. Direi nulle. I mafiosi raramente uccidono i giornalisti asserviti ad altri mafiosi.
Che ciò accada a R.S., probabilmente, ha un più alto rating.

Facile parlare quando si ha il culo protetto (e la lingua felpata).

mercoledì, aprile 28

Attività Giornaliere Feline

Dopo svariati tentativi andati a vuoto il mio gatto è finalmente riuscito a raggiungere la vetta dell'armadio.

Ieri entro in camera e trovo la scatola del modem a terra. Guardo in alto e lei era lì. Tronfia.
Un "meow" risoluto è tutto ciò che mi è dato sapere. Dopotutto ero io quello che stava stupidamente ancorato al terreno.

Siedo alla scrivania mentre la osservo cercare, cauta, un modo per tornare giù.
Lo trova subito: punta il letto sottostante, scuote il sedere come per prendere la mira e salta.

Atterraggio sul letto.
10 punti su 10.
Folla in delirio.

Lo sguardo del dopo-armadio è sfinito ma ricolmo di soddisfazione felina.
Un paio di leccate per ripulirsi dalla polvere che è già in un'altra stanza a dar la caccia a qualche mosca.

Io resto seduto alla scrivania e penso
che il mio gatto realizza molte più cose,
nella vita,
di me.

martedì, aprile 27

Toghe e Politicanti.

Mi ero ripromesso di non buttare argomenti politici nel blog. Promessa fallita.


Sono le tre del pomeriggio e a Torino ci sono 15°, parzialmente nuvoloso.
Il mio gatto ha deciso di iniziare dei lavori di ampliamento del suo bagno rovesciando una busta di lettiera e spandendone il contenuto su tutto il balcone. Anche io sono indaffarato.
Sto lavorando con Photoshop a qualcosa di poco importante quando l'occhio mi cade su una news feed di Reuters che appare sulla barra di Google Desktop:

"Magistratura, Napolitano: autocritica per recuperare la fiducia".

Sono basito, se è quello che penso.
Poi espando la notizia e si, è quello che penso.
Il mio essere basito si trasforma a poco a poco in depressione rabbiosa.

cito


ROMA (Reuters) - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano oggi ha invitato i magistrati a fare un'autocritica per recuperare la fiducia della gente, e a non "offuscare" l'imparzialità a cui la categoria è tenuta.

"Occorre adoperarsi per recuperare l'apprezzamento e il sostegno dei cittadini e a tal fine la magistratura non può sottrarsi a una seria riflessione critica su se stessa, ma deve proporsi le necessarie autocorrezioni, rifuggendo da visioni autoreferenziali", ha detto Napolitano al Quirinale, rivolgendosi ai nuovi magistrati ordinari in tirocinio.

poi continuo a leggere


"E' un percorso non facile, al quale può darsi positivo inizio se si stemperano le esasperazioni e le contrapposizioni polemiche che da anni caratterizzano il nodo, 'delicato e critico', dei rapporti tra politica e giustizia", ha spiegato il capo dello Stato.

Napolitano ha invitato tutti al rispetto "della comune responsabilità istituzionale, nella consapevolezza di essere chiamati solidalmente a prestare un servizio efficiente, a garantire un diritto fondamentale ai cittadini... Dipende non poco da voi aprire una nuova pagina, una nuova stagione nelle travagliate vicende della giustizia in Italia".

Non riesco ad andare avanti a leggere. Tutto quello che posso fare è prendere la mia macchina da scrivere invisibile e scrivere una lettera al vecchio

A Giorgio Napolitano


Presidente della Repubblica, in nome della pubblica decenza, ti scrivo.
Ho trovato disgustoso il tuo comportamento negli ultimi mesi.
Hai iniziato firmando roba ignobile, opponendoti giusto un minimo, in principio, poi cedendo alle pressioni del governo di Silvio. Adesso fai la predica ma alle persone sbagliate!
Fai il pippone ai magistrati, dicendo che devono farsi un'esame di coscienza ma sai benissimo chi ha iniziato questa crociata CONTRO la giustizia italiana, non v'è bisogno ch'io te lo spieghi. 
Quello che hai fatto, con quest'ultima baggianata pro-governo, è paragonabile a un insegnante che, dopo aver assistito a una schermaglia tra un bullo e un nerd, col bullo che gratuitamente avvicina il nerd alle spalle e gli pianta un calcione nelle terga, dice al nerd di farsi un autocritica per cercare di appianare le "divergenze tra bulli e nerd".
Quello che non capisco è il perchè.
Silvio ti ha minacciato i parenti? A me puoi dirlo, Giorgio.
Ti ha promesso soldi a palate? Andiamo, sappiamo entrambi che non ne hai bisogno. Allora cosa ti spinge ad essere così smidollato?
Cosa ti porta a non tirarti su i pantaloni e dire "No"?
Mi duole dirlo, Giorgio, ma stai partecipando a un piano criminale per stracciare la costituzione italiana.
Se ne vuoi parlare sono disponibile per mangiare il sushi insieme.


Non deludermi ancora.


-Giò







martedì, aprile 20

Capitolo Cinque

La lapide aveva un altezza di quasi due metri. Un colosso di marmo nero, se confrontata con il resto delle minuscole pietre tutto intorno.
Giò vi si era trovato davanti dopo aver camminato per qualche minuto. O qualche ora. Adesso non ne era più tanto sicuro. Aveva raggiunto la tomba vagando sicuro ma il ricordo di quella sepolcrale passeggiata era già quasi del tutto svanito.
Bene. La tomba recava il suo nome. E la sua foto. E la data di quello stesso giorno.
"Fammi capire bene" disse Giò alla donna apparsa dietro di lui "la gente se ne va e basta. Al massimo il classico tunnel di luce bianca ma questo" fece un vago cenno indicando tutt'attorno "mi sembra fottutamente troppo pomposo".
"Le avevo detto che ho bisogno di lei" disse lei, sorridendo.
Giò la trovava estremamente eccitante. Occhi verde profondo, capelli rosso acceso, accenno di lentiggini sugli zigomi. Pelle candida. Il suo tipo di donna.
"Attraente" disse l'uomo in nero.
"Marketing", rispose senza pensarci la donna.
"Esattamente come..."
"Un proiettile fermo al centro esatto del cervello" disse sicura.
"Ah" fece l'uomo, con la voce di uno che ha appena scoperto di essere morto senza mai aver visto Venezia.
Si guardarono per qualche ora, o qualche minuto... insomma... passò del tempo*. Poi lei disse

Parliamo d'affari, vuoi?


*l'autore si trova in difficoltà sui passaggi temporali del racconto, dal momento che il protagonista si muove in un ambiente relativo di spazio e tempo frequentato solitamente ed esclusivamente dalla Morte e dai gatti neri. Da adesso in poi ci si riferirà ad essi con semplicismi come "relativamente più tardi" o ancora meglio "passò del tempo, forse". In ogni caso il blog è il mio. Faccio come mi pare. D'altronde avere uno spazio personale, anche se pubblico, con poteri di amministrazione pressocchè illimitati rispetto a un semplice ospite fa di me una sorta di primo ministro. In ogni caso, se qualcosa dovesse andare storto, posso sempre dire di esser stato frainteso, giurare sulla testa dei miei figli che in quella storia di trans ero solo vittima e testimone di un'imboscata nei miei confronti.  

mercoledì, marzo 31

Capitolo Quattro

Ha il manto di cento e più penne nere
e'l becco suo è fatto di fiori d'arancio
l'occhio di vetro, il cuor di braciere
di carta ha le ali, con cui dà lo slancio

e vola sui visi che han perso colore
sul borgo di pietra che dorme sontuoso
sul sogno dell'uomo che fu peccatore
che avanza nell'incubo suo luminoso

il corvo ti osserva, Giò, lui sà tutto
dei grandi segreti, del bello, del brutto
di ogni speranza che nutri nel petto
e sa cos'hai fatto, glie lo hanno già detto

ma ora vai avanti, mio splendido amico
e non ti voltare. Fai come ti dico
c'è un ombra che porti con te dalla culla
c'è un ombra con te.

martedì, marzo 30

Capitolo Tre

Il biglietto lasciato dalla donna dormiva sul sedile del passeggero del maggiolino nero.
Giò guardò dal finestrino e non vide altro che file e file di cipressi marciare in direzione opposta alla sua.
L'indirizzo che gli era stato dato portava al cimitero. 
Meglio così, pensò l'uomo stancamente, i morti non danno problemi.

Si fermò in un grosso piazzale di finissima sabbia bianca e scese dall'auto. 
La situazione gli appariva onirica: non era mai stato in quella parte della città eppure sapeva con certezza che ciò che lo circondava non era reale. Il cielo sopra di lui era bianco di nuvole. Bianca era la sabbia in cui i suoi mocassini neri affondavano e bianche erano gli alti muri di cinta di quel cimitero che non aveva mai visto.
I quindici passi che lo separavano dal cancello in ferro battuto riecheggiarono delicatamente in un silenzio irreale di cui Giò si accorse solo in quel momento. Un silenzio pesante e atroce.

Fortunatamente la sua mente si trovava uno stato accomodante e tanto bastava a non farlo impazzire.

Il cancello si aprì con un leggero scricchiolìo e l'uomo s'incamminò tra i visi pallidi delle fotografie in bianco e nero che si voltarono nelle loro piccole finestrelle di vetro contornate di lumini a osservarlo passare, nel grande corridoio centrale di quel posto fuori dal mondo.

Capitolo Due

Al terzo trillo Giò abbassò la Beretta.
Tagliò a metà il quarto sollevando la cornetta con la mano che non reggeva l'arma.

-Pronto- disse, con una voce che nessuno avrebbe mai potuto attribuire a un aspirante suicida;
-Ce ne ha messo di tempo- rispose la voce dall'altro lato. Una voce femminile. Sensuale;
-Non ero nella stanza- mentì prontamente;
-Certo che non lo era, Giò- affermò la voce senza inflessioni. -Mi perdoni se salto i convenevoli- aggiunse -ma mi preme che lei faccia qualcosa per me.
-Sto ascoltando- ed era la verità. Il suo cervello, vuoi per la calda voce dell'interlocutore, vuoi per il fatto che era scampato per un soffio a ritrovarsi spalmato sul poster incorniciato di Guernica dietro la scrivania, era reattivo e improvvisamente lucido.
-Voglio che vada in un posto e prenda qualcosa per me- disse.
Più semplice di così si muore, pensò Giò, con un occhio sulla pistola ancora in mano.
-La mia paga è alta- disse senza pensare, era una frase automatica, invariata negli anni.
-Non sarà un problema- un sorriso affiorò sulla bocca di lei, Giò ne era sicuro;
-Inizierà oggi stesso. Le ho lasciato un biglietto nella cassetta delle lettere. È tutto scritto lì-.

Riattaccò silenziosamente.


Giò aveva ancora in testa la voce della donna. Si alzò. Appoggiò la pistola sul biglietto d'addio che aveva scritto per il mondo e rimase a pensare per qualche istante a ciò ch'ella gli aveva chiesto.
Voglio che vada in un posto e prenda qualcosa per me. Un biglietto nella cassetta delle lettere. Un biglietto.
Uscendo dalla stanza pensò che magari poteva rimandare la sua "medicina".
Scendendo le scale decise che forse avrebbe dato una chance all'esistere.

lunedì, marzo 29

Capitolo Uno

Giò aveva passato buona parte di quel torrido pomeriggio estivo a far scorrere la lingua nel solco dove in principio v'era un incisivo destro. La frizione su quei nervi scoperti gli dava una sensazione di dolore radicale e benessere. La sedia di pelle, il vero trono di quello squallido ufficio, lo accoglieva in grembo come una vecchia madre apprensiva e scricchiolante, cullandolo tra un pensiero cattivo e un altro peggiore.
Malgrado fossero solo le cinque e mezza e la finestra spalancata, la stanzetta che ospitava la sua routine giornaliera era immersa in un'oscurità più tangibile delle sue aspettative per la giornata.

La pistola con cui giocherellava, una Beretta M9, nera, trasferiva alle sue dita una piacevole sensazione di tranquillità. Il peso della semiautomatica era la cosa più reale in quella stanza per l'uomo che sedeva alla scrivania ingombra di carte.
Tra le scartoffie, una in particolare: un semplice foglio bianco a righe, strappato (con poca delicatezza, probabilmente) da un comune quaderno, Esso giaceva al centro esatto della scrivania, risultando senza dubbio la cosa più in ordine in quel marasma cartaceo. Vergata a penna solo una riga al margine superiore:

"Non rimpiango niente".

Con estrema calma Giò sollevò la canna della pistola, impugnandola con fermezza, e se la portò alla gola.
Purtroppo per quei porci della scientifica (così pensò l'uomo alla scrivania) il telefono squillò, chiaro e limpido come una fonte montana.

domenica, marzo 28

Il Primo Post

Ahh, il primo post,


Il dente che và levato.


La presentazione del sottoscritto.

Mi chiamo Giovanni e sono nato e vivo in Italia, un paese che non sarà mai una potenza mondiale ma neanche il peggiore al mondo.
Mi sono diplomato come art-director e mi ritengo un creativo.
Canto in due band di cui non farò mai il nome e il mio rapporto con la musica è come quello tra il reverendo Joseph Murphy e un bambino sordo. 


Carnale.


Provo ribrezzo verso chi non vuole cambiare, con la scusa delle tradizioni.
Non sopporto l'ipocrisia di chi trasforma un perfetto idiota in un martire.
Disprezzo ogni forma di dogmatismo, televisivo e non.
Odio visceralmente chi si impone senza dare una possibilità di difesa.
Rifiuto le religioni, le etichette, i taboo, l'esser schiavi d'un sistema corrotto e la liquerizia.


Amo il mio gatto.


Giò sostava ansimando accanto al tavolo. Con la mano destra reggeva ancora la pinza d'acciaio sgocciolante.
 Il tavolo di plastica bianca da quattro soldi era macchiato verso il centro da una piccola pozza di liquido rosso scuro.
Quando il dolore in bocca iniziò finalmente a diminuire Giò guardò verso il centro del tavolo, mostrando un sorriso sanguinolento, folle e incompleto:
proprio in mezzo al tondo rosso giaceva, come un principe su un trono cremisi, un bellissimo incisivo.