M'arrampico tosto tra gli aghi di pino
verso la stella che in cima risplende
le palle riflettono un volto divino
passandoci accanto paura mi prende
dovessi cadere andrei in pasto alla terra
del vaso che il tronco di plastica tiene
la forza di gravità grave mi afferra
negli occhi la meta lontan meno viene
mi sfugge l'appiglio, speranza ormai vana
di un ramo pungente su un albero finto
ricado all'indietro, divento una frana
da prode vincente a patetico vinto
rivedo cadendo la vita trascorsa
di brevi vittorie e di tristi sconfitte
di volti oscurati e fughe di corsa
memorie passate e memorie riscritte
ma niente ha più senso, l'inferno mi accoglie
un'oasi terrosa che m'entra negli occhi
odora di terra, di carta e di foglie
di false promesse, di sguardi sciocchi
in un istante, dunque è finita
mancava poco a raggiungere il cielo
anche stavolta ho perso la vita
riproveremo
il prossimo Natale
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