Attenzione

ATTENZIONE: se non condividerai questo blog sulla pagina facebook di 10 amici qualcosa di molto brutto ti accadrà. J. F. Edwards di Cheltnham, Inghilterra, non ha condiviso il blog e dopo dieci giorni ha perso il lavoro. Silvio B. di Arcore, Italia, ha ignorato questo avviso e dopo tre giorni ha perso la carica di Primo Ministro. J.F. Kennedy di Brookline, Massachusset, ha preso sottogamba questa catena e cinque giorni dopo è morto. È tutto vero.

mercoledì, aprile 28

Attività Giornaliere Feline

Dopo svariati tentativi andati a vuoto il mio gatto è finalmente riuscito a raggiungere la vetta dell'armadio.

Ieri entro in camera e trovo la scatola del modem a terra. Guardo in alto e lei era lì. Tronfia.
Un "meow" risoluto è tutto ciò che mi è dato sapere. Dopotutto ero io quello che stava stupidamente ancorato al terreno.

Siedo alla scrivania mentre la osservo cercare, cauta, un modo per tornare giù.
Lo trova subito: punta il letto sottostante, scuote il sedere come per prendere la mira e salta.

Atterraggio sul letto.
10 punti su 10.
Folla in delirio.

Lo sguardo del dopo-armadio è sfinito ma ricolmo di soddisfazione felina.
Un paio di leccate per ripulirsi dalla polvere che è già in un'altra stanza a dar la caccia a qualche mosca.

Io resto seduto alla scrivania e penso
che il mio gatto realizza molte più cose,
nella vita,
di me.

martedì, aprile 27

Toghe e Politicanti.

Mi ero ripromesso di non buttare argomenti politici nel blog. Promessa fallita.


Sono le tre del pomeriggio e a Torino ci sono 15°, parzialmente nuvoloso.
Il mio gatto ha deciso di iniziare dei lavori di ampliamento del suo bagno rovesciando una busta di lettiera e spandendone il contenuto su tutto il balcone. Anche io sono indaffarato.
Sto lavorando con Photoshop a qualcosa di poco importante quando l'occhio mi cade su una news feed di Reuters che appare sulla barra di Google Desktop:

"Magistratura, Napolitano: autocritica per recuperare la fiducia".

Sono basito, se è quello che penso.
Poi espando la notizia e si, è quello che penso.
Il mio essere basito si trasforma a poco a poco in depressione rabbiosa.

cito


ROMA (Reuters) - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano oggi ha invitato i magistrati a fare un'autocritica per recuperare la fiducia della gente, e a non "offuscare" l'imparzialità a cui la categoria è tenuta.

"Occorre adoperarsi per recuperare l'apprezzamento e il sostegno dei cittadini e a tal fine la magistratura non può sottrarsi a una seria riflessione critica su se stessa, ma deve proporsi le necessarie autocorrezioni, rifuggendo da visioni autoreferenziali", ha detto Napolitano al Quirinale, rivolgendosi ai nuovi magistrati ordinari in tirocinio.

poi continuo a leggere


"E' un percorso non facile, al quale può darsi positivo inizio se si stemperano le esasperazioni e le contrapposizioni polemiche che da anni caratterizzano il nodo, 'delicato e critico', dei rapporti tra politica e giustizia", ha spiegato il capo dello Stato.

Napolitano ha invitato tutti al rispetto "della comune responsabilità istituzionale, nella consapevolezza di essere chiamati solidalmente a prestare un servizio efficiente, a garantire un diritto fondamentale ai cittadini... Dipende non poco da voi aprire una nuova pagina, una nuova stagione nelle travagliate vicende della giustizia in Italia".

Non riesco ad andare avanti a leggere. Tutto quello che posso fare è prendere la mia macchina da scrivere invisibile e scrivere una lettera al vecchio

A Giorgio Napolitano


Presidente della Repubblica, in nome della pubblica decenza, ti scrivo.
Ho trovato disgustoso il tuo comportamento negli ultimi mesi.
Hai iniziato firmando roba ignobile, opponendoti giusto un minimo, in principio, poi cedendo alle pressioni del governo di Silvio. Adesso fai la predica ma alle persone sbagliate!
Fai il pippone ai magistrati, dicendo che devono farsi un'esame di coscienza ma sai benissimo chi ha iniziato questa crociata CONTRO la giustizia italiana, non v'è bisogno ch'io te lo spieghi. 
Quello che hai fatto, con quest'ultima baggianata pro-governo, è paragonabile a un insegnante che, dopo aver assistito a una schermaglia tra un bullo e un nerd, col bullo che gratuitamente avvicina il nerd alle spalle e gli pianta un calcione nelle terga, dice al nerd di farsi un autocritica per cercare di appianare le "divergenze tra bulli e nerd".
Quello che non capisco è il perchè.
Silvio ti ha minacciato i parenti? A me puoi dirlo, Giorgio.
Ti ha promesso soldi a palate? Andiamo, sappiamo entrambi che non ne hai bisogno. Allora cosa ti spinge ad essere così smidollato?
Cosa ti porta a non tirarti su i pantaloni e dire "No"?
Mi duole dirlo, Giorgio, ma stai partecipando a un piano criminale per stracciare la costituzione italiana.
Se ne vuoi parlare sono disponibile per mangiare il sushi insieme.


Non deludermi ancora.


-Giò







martedì, aprile 20

Capitolo Cinque

La lapide aveva un altezza di quasi due metri. Un colosso di marmo nero, se confrontata con il resto delle minuscole pietre tutto intorno.
Giò vi si era trovato davanti dopo aver camminato per qualche minuto. O qualche ora. Adesso non ne era più tanto sicuro. Aveva raggiunto la tomba vagando sicuro ma il ricordo di quella sepolcrale passeggiata era già quasi del tutto svanito.
Bene. La tomba recava il suo nome. E la sua foto. E la data di quello stesso giorno.
"Fammi capire bene" disse Giò alla donna apparsa dietro di lui "la gente se ne va e basta. Al massimo il classico tunnel di luce bianca ma questo" fece un vago cenno indicando tutt'attorno "mi sembra fottutamente troppo pomposo".
"Le avevo detto che ho bisogno di lei" disse lei, sorridendo.
Giò la trovava estremamente eccitante. Occhi verde profondo, capelli rosso acceso, accenno di lentiggini sugli zigomi. Pelle candida. Il suo tipo di donna.
"Attraente" disse l'uomo in nero.
"Marketing", rispose senza pensarci la donna.
"Esattamente come..."
"Un proiettile fermo al centro esatto del cervello" disse sicura.
"Ah" fece l'uomo, con la voce di uno che ha appena scoperto di essere morto senza mai aver visto Venezia.
Si guardarono per qualche ora, o qualche minuto... insomma... passò del tempo*. Poi lei disse

Parliamo d'affari, vuoi?


*l'autore si trova in difficoltà sui passaggi temporali del racconto, dal momento che il protagonista si muove in un ambiente relativo di spazio e tempo frequentato solitamente ed esclusivamente dalla Morte e dai gatti neri. Da adesso in poi ci si riferirà ad essi con semplicismi come "relativamente più tardi" o ancora meglio "passò del tempo, forse". In ogni caso il blog è il mio. Faccio come mi pare. D'altronde avere uno spazio personale, anche se pubblico, con poteri di amministrazione pressocchè illimitati rispetto a un semplice ospite fa di me una sorta di primo ministro. In ogni caso, se qualcosa dovesse andare storto, posso sempre dire di esser stato frainteso, giurare sulla testa dei miei figli che in quella storia di trans ero solo vittima e testimone di un'imboscata nei miei confronti.