Attenzione

ATTENZIONE: se non condividerai questo blog sulla pagina facebook di 10 amici qualcosa di molto brutto ti accadrà. J. F. Edwards di Cheltnham, Inghilterra, non ha condiviso il blog e dopo dieci giorni ha perso il lavoro. Silvio B. di Arcore, Italia, ha ignorato questo avviso e dopo tre giorni ha perso la carica di Primo Ministro. J.F. Kennedy di Brookline, Massachusset, ha preso sottogamba questa catena e cinque giorni dopo è morto. È tutto vero.

mercoledì, febbraio 16

C'è sempre almeno un soldato chiamato Jack nei film di guerra americani.

Jack Loher, cecchino scelto della ventiduesima divisione di stanza in Iraq era al limite delle forze.
L'M24 di precisione in quelle ultime otto ore era diventato pesante come la croce di Cristo. Sollevarlo all'altezza degli occhi gli provocava dolori lancinanti alle spalle e alle braccia, senza contare il buco che aveva nella gamba. Pensare che fino a otto ore prima stava cantando una rozza parodia di "Poker Face" con Rudy e i ragazzi nell'Hummer lo faceva stare ancora peggio. 
Si era applicato un emostatico poco sotto l'inguine per fermare il sangue che usciva fuori dalla gamba, la sua fottutissima gamba, ma niente sembrava funzionare a dovere li sotto. Il proiettile, una supposta di grosso calibro uscita da chissà dove (difficile dirlo in quel casino) gli aveva mezzo spappolato la coscia.
All'inizio il dolore era insopportabile ma un paio di pillole e la certezza di essere solo e accerchiato aiutano a farlo passare. Jack non riusciva a muovere l'arto in panne. E questo era un male; Il proiettile gli aveva mancto le palle di qualche centimetro. E questo era un FOTTUTISSIMO bene. Meglio storpio che senza palle.
Jack era ormai senza speranza, quando un forte rumore lo fece sobbalzare. Era come se il cielo si fosse aperto e
aprendo gli occhi Giacomo Bini, 28 anni - art director, si accorse di essere tutto sudato. Si alzò dal letto in boxer e calzini maledicendo i film di guerra riproposti puntualmente da la7. E anche un po' la carbonara della sera prima. Sogni d'azione del cazzo. Lui non era un eroe, come i suoi sogni cercavano di fargli credere notte dopo notte. Lui, accerchiato dai nemici e con un buco in corpo l'avrebbe fatta finita con un proiettile su per il palato.
 Il volto che gli apparve nello specchio fu quello di un quasi-trentenne con molte notti in bianco sul groppone. Aprì il getto d'acqua fredda per sciacquarsi il viso quando lo vide.
L'occhio lo fissava gelido da una fessura nel suo polso destro. Sembrava spingere in avanti per cercare di uscirgli dalla carne. Gli ci volle qualche secondo per rendersi conto del bizzarro spettacolo a cui stava assistendo. Poi venne il dolore. E gridò

-"AAAH!" Fece Dio, svegliandosi.
Poi, passato qualche millennio per riprendersi, gettò un'occhiata al libro sul comodino e pensò tra Se e Se


"Stephen King di merda".


 si rigirò sul fianco, tornando a dormire.

lunedì, febbraio 14

La Festa degli Innamorati

Stanotte ho avuto un sogno lucido.
Ho sognato che la città di Torino veniva invasa da un'orda di zombie dagli occhi rossi e che io e un coinquilino anonimo andavamo a fare incetta (pagando) di generi di prima necessità nei supermercati. Un pacato shopping pre-invasione-non-morta. Piuttosto piacevole.
Poi sono passato dal sogno alla realtà del 14 febbraio 2011, San Valentino. La Festa degli Innamorati.
Tralasciando l'ovvia natura commerciale della festività, di cui molti scrivono già, pensavo a quanto sia ipocrita prepararsi per il San Valentino day, quanto sia triste organizzare un giorno da dedicare alla persona che si ama.

E adesso un po' di cenni di storia:
Sapevate che la festa di San Valentino fu istituita da Papa Gelasio I nell'anno 496?
Adesso lo sapete.
E quivi pongo alcune brillanti alternative, in relazione alla data del 14 febbraio, da utilizzare in gagliarda sostituzione all'idea di Papa Gelasio I:


  • Festa di Thomas CranmerDichiarato eretico il 14 febbraio del 1556. Si regalano fascette di sterpi da bruciare alla persona che si ritiene più eretica tra gli amici. Un modo simbolico e simpatico per mandare all'inferno chi se lo merita;
  • Festa BoeraPer ricordare la guerra Boera del 14 febbraio 1900, in cui 20.000 soldati britannici invasero lo Stato Libero di Orangein Sudafrica, entriamo a casa di qualcuno, uccidendone gli abitanti, e prendiamo possesso di essa in nome della regina;
  • Festa di DollyIl 14 febbraio del 2003 muore la pecora Dolly, il primo mammifero copiaincollato al mondo. Festeggiamo La festa di Dolly clonando il nostro animale domestico preferito. O la carta di credito di qualche amico. O qualche amico. O noi stessi - le possibilità sono infinite


Queste erano solo alcune tra le migliaia di alternative possibili a San Valentino. Create la vostra e pubblicatela come commento al post, se non siete troppo indaffarati col vostro partner.

Pace e Amore dal vostro innamoratissimo Zani.

martedì, febbraio 8

Bestiario Medievale





iporto qui una lista di animali fantastici tratta da un bestiario del 1003 redatto dal frate vagante Justiniano lago de' Taglialegna


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L'Orpellio
L'Orpellio è un essere enorme, alto quasi 4 metri. Ha il busto di uccello e l'uccello di Ron Jeremy. Il capo, grosso quasi quanto il busto, è completamente ricoperto di piume lunghe mezzo metro l'una. Praticamente un cespuglio variopinto.
Le zampe dell'Orpellio sono, a differenza del corpo e delle ali che sono di grosse dimensioni, piccole e a forma di piedi umani, a occhio e croce una 38/39. Si racconta che nelle notti d'estate si può vederlo correre nelle praterie alla ricerca, dicono, di un tabbacchino aperto.

L'Ambombwom
Frutto di leggende africane, l'Ambombwom è una bestia perfettamente cubica che si muove usando le discese. Si dice sia dotato di minuscole rotelle che gli permettono di scivolare silenzioso giù per lievi pendenze. L'Ambombwom possiede un solo occhio, sfortunatamente posto sul lato superiore. Ciò gli permette di vedere per tutta la sua vita solo il cielo e le fronde degli alberi.
La leggenda dice che se un uomo fosse in grado di fare lo sgambetto ad un Ambombwom infilandogli un palo di acero tra le rotelle mentre scivola giù da un pendio e farlo cappottare riceverebbe in dono dallo stesso la capacità, innata negli Ambombwom, di fare bolle di sapone dalle orecchie in grandi quantità. 

Il Boimianrapsodo
Di carattere gentile e artistico, il Boimianrapsodo è un essere mezzo uomo, mezzo cavallo e mezzo hippy. Passa le sue giornate sulle rupi o nelle foreste, svegliandosi verso mezzogiorno/l'una, tanto che sua madre lo sgrida sempre e gli dice di trovarsi un vero lavoro. Il suo manto è di un bianco quasi accecante che riflette e amplifica i raggi della luna. Cosa, questa, estremamente utile per fottere gli autovelox. Gli zoccoli sono semplici e resistenti,e gli permettono di raggiungere anche i 7km/h. Se si vede un Boimianrapsodo cavalcare di notte bisogna subito chiedergli un autografo, altrimenti scomparirà per sempre portandosi dietro il miracoloso senso di appagamento per averne visto uno live.

Il Godo
Lontano parente del dodo, il Godo è un animale leggendario. Dal manto di vari colori, può apparire in varie forme. Predilige tane strette, calde e con un tasso di umidità abbastanza alto. Il Godo ha la bizzarra peculiarità, come i chihuahua, di tremare quasi di continuo. Si racconta che trovandone uno e ottenendo la sua fiducia esso diventerà un servitore fedele per anni e anni.

Il Perpsepsioprprs
Il Perpsepsioprprs ha il corpo di elefante, la testa di formica e le zampe di millepiedi, tutto in scala 1/1. Il Perpsepsioprprs vive solitamente un solo giorno ma nasce direttamente adulto. Ciò provoca nel Perpsepsioprprs una sensazione di fretta e inadeguatezza che lo spinge al suicidio, cosa che avviene quasi sempre nella prima metà dell'unico giorno della sua vita. A conti fatti il Perpsepsioprprs vive si e no mezza giornata.

Il Villico (stralcio dal diario di Justiniano Lago de' Taglialegna)

i trovavo sulla via ch'era vespertino al limitar de'bosco quand'ecco che un salto feci di lo spavento. Da dietro del lo arbusto folto m'apparse un imago come del dimonio istesso. Egli avea occhi scuri e pelle di tenebrae e mandava versi di vestia. Avea si sembranza di villico, di cristiano, ma il cor mio ben altro mi dicea! La vestia vetusta s'apprestava a rassicurarmi pur di aver salvo il vello suo con favella ardita quale -Ma che fate? Abbassate quella lama! Un minatore sono!- Ma lo sguardo mio e lo spirito ardente che appresso mi porto mi diceano lo contrario. Affondai lo coltello ben entro quell'empia scorza e sangue che ne uscì! Finalamente la vestia morse e in terra rovinò con far pesante. Tornato in studiolo più tardi quella sera impagliai in nomine christi quella vestia e ora svetta'n monito qui in studiolo. L'appellerò villico per income rassomiglia aOH CAZZO GLI SBIRRI! -Vieni fuori con le mani in vista. la casa è circondata-! NON MI AVRETE MAI PORCI FEDERALI! "BLAM BLAM!"
-Il frate si è sparato in bocca. Chiamatemi il coroner e... per dio, l'ha impagliato! Bleuurgh!
Johnson portami degli antiemetici e della segatura.



In Memoria di
Justiniano lago de' Taglialegna
(980 - 1003)

lunedì, febbraio 7

Quattro fratellini

Quattro fratellini rom sono morti. Bruciati nel loro campo a Roma. Alemanno chiede "poteri speciali" per sgomberare finalmente tutti questi campi. Poteri "speciali" può essere tradotto con "cacciare con la forza senza permessi speciali o altro, saltando tutta la burocrazia".

Non sembra tanto male.

Ma come direbbe il commissario Montalbano "io non mi faccio pirsuaso".
Queste quattro morti innocenti capitano davvero a fagiolo.
Troppo a fagiolo.
Non voglio insinuare nulla. Lo lascio fare a voi.

mercoledì, febbraio 2

L'APOCALISSE - V.M. 18

una ripetitiva nota di basso elettrico accompagnata da archi cupi anticipa, su schermo nero, l'inizio dello show televisivo del secolo. Un fascio di luce verticale si apre dall'alto, squarciando l'oscurità che invade lo studio televisivo. Al centro del cono di luce vediamo il presentatore, un uomo sulla trentina, vestito di un completo bianco, abbastanza elegante. Ha in mano una pistola calibro nove

"Signore e signori, buonasera. Sono Ivan Mattatore e sarò il vostro ospite per la serata. State per assistere a una rivoluzione mediatica senza precedenti. Come vedete lo studio alle mie spalle è molto scarno, nettamente in contrasto con le scenografie che siete abituati a vedere ogni giorno in televisione; ebbene signori tutto ciò ha un motivo: lo studio è spoglio perchè ciò a cui vi faremo assistere questa sera vi resterà impresso in mente per anni e forse per tutta la vita. Signore e signori, è con estremo onore che vi do il benvenuto a L'APOCALISSE!"

un boato di applausi si leva dagli spalti, le luci si accendono, rivelando uno studio televisivo abbastanza ampio ma povero di particolari scenografici. L'unico elemento presente sul pavimento bianco lucido è il logo della trasmissione, una "A" spigolosa e tagliente rossa, al centro perfetto del palcoscenico. Ivan Mattatore, sorridendo, fa cenno agli spettatori in studio di smettere di applaudire

"Grazie, grazie! Ma vi consiglio di conservare gli applausi per il nostro primo ospite della serata:
è un personaggio molto noto del cinema italiano. Attore, regista, sceneggiatore, doppiatore e presentatore.
Ci ha deliziato
occhiolino, risate sommesse del pubblico
sin dagli anni '80 con film quali Vacanze di Natale, Vacanze in America, Vacanze di Natale 2000, Natale a New York, Natale in crociera, Natale a Rio, Natale a Beverly Hills e Natale in Sudafrica

Ivan riprende fiato

Signore e signori, Christian de Sica"!

applausi, mentre in sottofondo parte "Waka Waka" di Shakira. Christian de Sica fa il suo ingresso in scena

"Buonasera a tutti! Sono feliscissimo di essBANG! BANG! BANG!

Il corpo sforacchiato dai proiettili di Christian de Sica collassa al suolo con un lieve tonfo attutito dal riverbero delle deflagrazioni. Ivan Mattatore solleva leggermente le spalle e, con la pistola ancora fumante in mano dice con sorriso sornione: "Ahò, prossimo Natale ce lo famo ar camposanto Flaminio"!

risate del pubblico, mentre il cadavere di Christian de Sica inizia a sanguinare sul pavimento bianco creando un suggestivo contrasto cromatico - il direttore della fotografia viene inquadrato a sua insaputa, arrossendo visibilmente quando se ne accorge ma con un sorriso fiero in viso. Delle ballerine armate di pale da neve spazzano via il corpo senza vita lasciando delle leggere strisce rosso-scuro sul palcoscenico. Ora il pubblico è visibilmente eccitato

"Signore e signori, Christian de Sica"!

applausi, la salma viene spinta completamente fuori scena

"Andiamo avanti col nostro show dando a Cesare ciò che è di Cesare e presentando il nostro sponsor: Coltelleria Ade!
E a presentarci questa offerta speciale abbiamo un testimonial d'eccezione: lui è un eccentrico critico d'arte, politico, sempre al centro dell'attenzione per i suoi modi non proprio politically correct. Fate un bell'applauso a Vittorio "capracapracapra" Sgarbi!"

Applausi. Si apre in due la parete alle spalle del presentatore, che si fa da parte, rivelando un palo bianco a cui è legato Vittorio Sgarbi. Sulla destra c'è un tavolo coperto da una tovaglia bianca con sopra una ventina di coltelli Ade, presentati dal famoso cuoco della tv, Chef Pony, specializzato in bistecche di pony. Vittorio Sgarbi tenta inutilmente di liberarsi dai legacci che lo assicurano saldamente al palo. Grida improperi verso tutti i presenti ma non è microfonato perciò non sentiamo cosa dice. Chef Poni intanto sta prendendo un paio di coltelli, dirigendosi verso il palo. Musica positiva e rilassante

"Buonasera gentile pubblico. Ho venduto i coltelli Ade per più di quarant'anni e la storia mi insegna che non hanno mai ricevuto critiche! Tutti i miei coltelli sono E-CCE-ZIO-NAL-MEN-TE affilati! Ve ne do la prova"!

Chef Pony sembra osservare il volto di Vittorio Sgarbi, che ha iniziato a dirigere i suoi improperi poco udibili verso il cuoco. Muovendo la mano con un guizzo felino afferra al volo la lingua di Vittorio Sgarbi e, con un taglio netto e professionale, la recide usando il coltello Ade per Il Filetto

"Vedete come un muscolo forte come la lingua viene trapassato come il burro? Anche le lingue più dure e allenate come quella dei critici televisivi non sono affatto un problema per i coltelli Ade"!

Vittorio Sgarbi emette suoni liquidi e gutturali dal buco sanguinolento che ha per bocca, macchiando con piccoli tondini rossi le lenti dei suoi occhiali. Chef Pony pulisce la lama col grembiule e prende in mano un secondo coltello, stavolta molto più lungo e grande del primo. Sgarbi non sembra prestare attenzione al rivolo di sangue che gli si riversa dalla bocca sulla giacca, continuando a sparare insulti malamente formulati in vocali aperte verso il cuoco

"Adesso proveremo qualcosa di più robusto. Immaginiamo di avere un bel tacchino cucinato da una signora poco brava, sarà duro come un mattone, vero? Signore in prima fila, sua moglie ne sa qualcosa?"

risate

"Neanche questo è un problema per i coltelli super-affilati Ade"!

la lama del coltello penetra in quest'ordine: pelle, grasso, carne, trachea e ossa del collo di Vittorio Sgarbi che finalmente, in un sibilo, smette di cercare di parlare e rotea gli occhi all'indietro mostrando il bianco. Un tripudio di spruzzi casca fuori dal corpo di Sgarbi che si accascia restando malamente appeso al palo. Il capo rotola giù, staccandosi dal resto e colpendo il suolo con un sonoro CRACK. Gli occhiali vanno in pezzi. Lo sfondo si chiude mentre gli altoparlanti dello studio diffondono il Jingle dei coltelli Ade. Ivan Mattatore torna in scena, scavalcando buffamente le macchie di sangue  dell'ospite precedente

"Bene, signori il nostro tempo (e quello degli ospiti, soprattutto quello degli ospiti) è purtroppo finito. Ma non perdete la prossima puntata de L'APOCALISSE!
Saranno con noi Emilio Fede e Lele Mora che metteranno in scena per noi una simpatica scenetta tratta dal film Saw - l'Enigmista, avremo tutta la redazione de Il Giornale in collegamento da Eternity, Arizona, la città-bersaglio dei test nucleari americana e in più un ospite a sorpresa di cui non voglio anticiparvi nulla...

boato di protesta del pubblico

...daccordo, daccordo! Allora vi dico soltanto che le sue iniziali sono S.B. e consegneremo a ognuno tra il pubblico una piccola riproduzione da un chilo e mezzo del Duomo di Milano!

Mi raccomando, non mancate. Io sono Ivan Mattatore e questa è L'APOCALISSE!
E che dio ci benedica.

applausi. Parte la sigla. Fiati, trombe e tromboni. Archi e Violoncelli. Buio.





Dopo aver letto questo sarete delle persone diverse

Sono le diciassette e zerodue del primo febbraio

duemilaeundici. Butto giù queste quattro parole sul

foglio digitale di un antiquato blocco note di

windows. Penso che se fossi nato vent'anni prima avrei

dato dell'"antiquato" a un foglio di macchina da

scrivere. In ogni caso preferisco usare una tastiera

al posto di carta e penna, o carta e matita. Un file .txt
è freddo, impersonale, non lascio tracce sulla carta a seconda del mio umore, la parola assume il suo potere più intrinseco, quello del significato.
Ho iniziato senza alcuna idea e sono già arrivato a questo punto (non so quante parole - non sto usando Word). A mano a mano (anzi, a dita a dita) che diligentemente i pixel delle lettere vanno a posizionarsi negli spazi vuoti sullo schermo sento migliaia di concetti formarsi in testa, lievitare come una torta paradiso, fermentare come il vino e sento che dovrei catturarle, lavorarle e trascriverle prima che svaniscano. Troppo tardi. Andate. O forse sono ancora li.
O forse era proprio questo il punto qualche secondo addietro.
Questa era l'idea che cercavo di prendere al lazo e portare nel recinto: scrivere di come mi vengono le idee.
Poi ci ripenso e mi dico che non può essere. Troppo banale.
Subito dopo (adesso) mi viene il dubbio che non stia utilizzando le regole base della narrazione: sto scrivendo davvero in questo momento quello che penso? E quanto tempo deve passare tra l'idea e la trascrizione della stessa? E quanto ne ho lasciato passare io scrivendo queste cose (adesso)? Troppo? Troppo poco?
Quasi quasi ridò a questo mostro informe una posizione temporale - sono le diciassette e quarantaquattro (quarantacinque mentre scrivo quarantaquattro). Sono passati più di quaranta minuti (17.46 adesso) da quando ho iniziato a fare questo gioco (lo avete perso! *trollface*) (17.47) e se guardo indietro vedo tante gabbiette dorate in fila su un tavolo di marmo bianco (17.48). Sono il tempo che ho catturato per sempre, che è andato per sempre. magari qualcuno non ricorderà le 17.46, o non le avrà catturate ma io l'ho fatto, l'ho impresse nella retina di questo momento che resterà scolpito per sempre (17.50). Mi sento realizzato. O forse no. E tu che hai letto quello che ti ho scritto (17.51 - ho anche aspettato che scattassero) puoi tornare al principio di questo piccolo muro di testo e ricominciare, tornando indietro nel tempo come ho appena fatto io (17.54 - mentre rileggevo). Tu non saprai mai se davvero ho ingabbiato il tempo (17.55), se ci ho messo davvero un'ora a scrivere tutto questo, qualche minuto o più giorni ma di una cosa puoi essere certo: (17.56)  ... (17.57) (17.59)

(17.61) .. (17.66)...