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martedì, marzo 30

Capitolo Due

Al terzo trillo Giò abbassò la Beretta.
Tagliò a metà il quarto sollevando la cornetta con la mano che non reggeva l'arma.

-Pronto- disse, con una voce che nessuno avrebbe mai potuto attribuire a un aspirante suicida;
-Ce ne ha messo di tempo- rispose la voce dall'altro lato. Una voce femminile. Sensuale;
-Non ero nella stanza- mentì prontamente;
-Certo che non lo era, Giò- affermò la voce senza inflessioni. -Mi perdoni se salto i convenevoli- aggiunse -ma mi preme che lei faccia qualcosa per me.
-Sto ascoltando- ed era la verità. Il suo cervello, vuoi per la calda voce dell'interlocutore, vuoi per il fatto che era scampato per un soffio a ritrovarsi spalmato sul poster incorniciato di Guernica dietro la scrivania, era reattivo e improvvisamente lucido.
-Voglio che vada in un posto e prenda qualcosa per me- disse.
Più semplice di così si muore, pensò Giò, con un occhio sulla pistola ancora in mano.
-La mia paga è alta- disse senza pensare, era una frase automatica, invariata negli anni.
-Non sarà un problema- un sorriso affiorò sulla bocca di lei, Giò ne era sicuro;
-Inizierà oggi stesso. Le ho lasciato un biglietto nella cassetta delle lettere. È tutto scritto lì-.

Riattaccò silenziosamente.


Giò aveva ancora in testa la voce della donna. Si alzò. Appoggiò la pistola sul biglietto d'addio che aveva scritto per il mondo e rimase a pensare per qualche istante a ciò ch'ella gli aveva chiesto.
Voglio che vada in un posto e prenda qualcosa per me. Un biglietto nella cassetta delle lettere. Un biglietto.
Uscendo dalla stanza pensò che magari poteva rimandare la sua "medicina".
Scendendo le scale decise che forse avrebbe dato una chance all'esistere.

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