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martedì, marzo 30

Capitolo Tre

Il biglietto lasciato dalla donna dormiva sul sedile del passeggero del maggiolino nero.
Giò guardò dal finestrino e non vide altro che file e file di cipressi marciare in direzione opposta alla sua.
L'indirizzo che gli era stato dato portava al cimitero. 
Meglio così, pensò l'uomo stancamente, i morti non danno problemi.

Si fermò in un grosso piazzale di finissima sabbia bianca e scese dall'auto. 
La situazione gli appariva onirica: non era mai stato in quella parte della città eppure sapeva con certezza che ciò che lo circondava non era reale. Il cielo sopra di lui era bianco di nuvole. Bianca era la sabbia in cui i suoi mocassini neri affondavano e bianche erano gli alti muri di cinta di quel cimitero che non aveva mai visto.
I quindici passi che lo separavano dal cancello in ferro battuto riecheggiarono delicatamente in un silenzio irreale di cui Giò si accorse solo in quel momento. Un silenzio pesante e atroce.

Fortunatamente la sua mente si trovava uno stato accomodante e tanto bastava a non farlo impazzire.

Il cancello si aprì con un leggero scricchiolìo e l'uomo s'incamminò tra i visi pallidi delle fotografie in bianco e nero che si voltarono nelle loro piccole finestrelle di vetro contornate di lumini a osservarlo passare, nel grande corridoio centrale di quel posto fuori dal mondo.

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