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lunedì, marzo 29

Capitolo Uno

Giò aveva passato buona parte di quel torrido pomeriggio estivo a far scorrere la lingua nel solco dove in principio v'era un incisivo destro. La frizione su quei nervi scoperti gli dava una sensazione di dolore radicale e benessere. La sedia di pelle, il vero trono di quello squallido ufficio, lo accoglieva in grembo come una vecchia madre apprensiva e scricchiolante, cullandolo tra un pensiero cattivo e un altro peggiore.
Malgrado fossero solo le cinque e mezza e la finestra spalancata, la stanzetta che ospitava la sua routine giornaliera era immersa in un'oscurità più tangibile delle sue aspettative per la giornata.

La pistola con cui giocherellava, una Beretta M9, nera, trasferiva alle sue dita una piacevole sensazione di tranquillità. Il peso della semiautomatica era la cosa più reale in quella stanza per l'uomo che sedeva alla scrivania ingombra di carte.
Tra le scartoffie, una in particolare: un semplice foglio bianco a righe, strappato (con poca delicatezza, probabilmente) da un comune quaderno, Esso giaceva al centro esatto della scrivania, risultando senza dubbio la cosa più in ordine in quel marasma cartaceo. Vergata a penna solo una riga al margine superiore:

"Non rimpiango niente".

Con estrema calma Giò sollevò la canna della pistola, impugnandola con fermezza, e se la portò alla gola.
Purtroppo per quei porci della scientifica (così pensò l'uomo alla scrivania) il telefono squillò, chiaro e limpido come una fonte montana.

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